La passione politica fa cambiare fuso orario.
27 gen
C’è una scritta bella grossa sullo schermo che ho davanti e dice: “ALERT. Obama wins dem race; Clinton, Edwardas fight for 2nd.” Sono quasi le due di notte, sono nel mio rifugio familiare romano e guardo Fox News. Vivo da circa tre mesi con un uomo che lavora, soprattutto, di notte. Praticamente, se lavorasse con gli americani sarebbe perfetto. Se io vivessi e dovessi votare in America sarebbe perfetto.
Non so veramente dire se mi stia appassionando alla campagna presidenziale negli U.S.A. per questioni di lavoro, perché guardo troppi telefilm americani o solo perché la politica americana è più coinvolgente. So solo che se fossi lì voterei per Barack Obama perché a me Hillary Clinton, fatta eccezione per il nome, non mi convince.
Ho superato da un po’ i diciotto anni e avrò votato, se non sbaglio, al massimo tre volte. Solo ultimamente, però, è aumentata la mia voglia di incazzarmi, capire e discutere di quello che accade politicamente in Italia.
Mi sento un po’ come quelle star di Hollywood che hanno sempre usato la lacca per i capelli e poi si sono accorte, grazie a Clooney, ad Al Gore e a Bono, che esiste una via ecologica alla messa in piega.
Il problema è che, comunque, mi rendo conto che mi appassiona molto di più la campagna presidenziale statunitense che il ring del Senato italiano.
Le due e mezza, un anchorman di Fox News, botulinato e con i denti sbiancati, scherza con una rappresentante dei giovani democratici: una ragazza carina, educata e molto giovane. Ci sono diversi giornalisti che analizzano gli exit polls.
Ma avete un vago ricordo di come vengono gestite le previsioni di voto dai nostri giornalisti? Io solo per non sentire Mentana o Fede dare i numeri non andrei più a votare, ma forse per quello basta non guardare ogni giorno il Tg4 o Matrix.
Tornando al fuso orario che preferisco ultimamente, continuo a pensare che Hillary Clinton sia sopravvalutata: non sopporto l’idea che gli elettori si facciano influenzare da due lacrime, pensando che la donna candidata finalmente abbia mostrato il suo lato “femminile”; non sopporto che usi il marito, ex presidente, per raccogliere consensi anche fra gli afroamericani (sapendo che lui in South Carolina vinse con circa il 60% dei voti).
Hillary, negli anni, ha dimostrato di avere coraggio e di riuscire a camminare con le proprie gambe, ma guarda caso Bill è sempre al suo fianco.
Io spero vinca Obama, ma chiunque dovesse diventare il prossimo presidente americano spero faccia il suo dovere e che soprattutto, un giorno, incontrando Berlusconi, abbia l’onestà di dirgli: “Your english sucks!“.























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