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SabatoNotte tanto tempo fa

4 apr

Ho ritrovato questo post e mi ha fatto un po’ tenerezza. Era il 3 giugno di due anni fa, sono passati davvero tanti mesi dal quel giorno e la mia vita è completamente cambiata, anche se alcuni punti fissi sono rimasti e ne sono davvero felice.

Scrivevo così:
“Sabato notte. Milano. Piove, piove tanto. Ricomincia, finalmente, SabatonotteGianluca Neri e Simone Tolomelli chiacchierano in penombra accompagnati dal ticchettio della pioggia, catturata dal microfono sul terrazzo. Parole, letture, storie e buona musica. Io sono qui, come capita spesso. Una piacevole costante, ogni giorno più piacevole. Direi…
Ascolto.Scrivo. Bevo Coca Cola e fumo qualche sigaretta. E’ una serata di quelle che vorresti trascorrere proprio quando piove, a Milano. Ovunque. Sono le serate che a me piacciono, quando la compagnia è buona tutto passa più leggero. Come questa leggera pioggia di giugno che porta via il caldo dei giorni passati e racconta, tra le gocce, l’arrivo dell’estate.
Domani si parte per Roma. Un paio di giorni. Buonanotte. Buon Sabatonotte.”
Questa notte è ancora Sabatonotte, in una stanza a pochi metri da me ci sono i miei amici Matteo Bordone e Simone Tolomelli e il mio uomo Gianluca Neri. Il divano su cui sono seduta ora, distrutta dal Fish&Chips e dalla pastiera napoletana che ho preparato per una cena tra amici, è lo stesso di due anni fa solo che ora è il mio divano, quello dove mi addormento la domenica tra le braccia dell’uomo sopracitato.
Ho il computer che trasmette Radionation, con un po’ di ritardo arrivano le voci dei ragazzi: questo Sabatonotte è dedicato a loro, o meglio è tutto loro. E così mi ritrovo qui da sola, per non disturbare il testosterone che vaga nello studio, a pensare al bene che voglio a quelle voci che escono dal mio computer. A distanza di due anni sono ancora qui, “abbottata” di felicità.

Nei prossimi giorni la Signorina Fiamma, il mio alter ego culinario, racconterà di quello che ha cucinato questa sera, con tanto di foto. Se siete curiosi andate qui.

Buonanotte. Buon Sabatonotte.

Necessità

20 nov

E’ troppi anni che non ce l’ho. Troppi anni che non faccio quella cosa tutti i giorni religiosamente. Troppi anni che non ne possiedo uno tutto mio. Troppi anni che non lo appendo a un chiodo, magari in cucina.

Voglio un calendario dell’avvento.

La torta più buona per me

30 set

Ci sono quattro donne basse, cicciotte, dalle facce simpatiche e con gli occhi chiari. Arrivano a malapena all’altezza del grande bancone di vetro che, scaffale dopo scaffale, raccoglie le delizie più deliziose che io conosca. Siamo nel ghetto di Roma, è domenica mattina e la fila esce fuori dalla piccola pasticceria che qualunque romano – ma non solo – dovrebbe visitare una volta nella vita.
Le quattro donne sono tre sorelle, almeno così ho sempre creduto io e voglio immaginarmele così, la quarta è la madre: la matriarca, il capo, colei che (sempre nella mia fantasia) ha dato il via alla tradizione di famiglia; guardando i suoi occhi s’intuisce subito che è lei la detentrice di tutti i segreti che circondano la preparazione di quei dolci ricchi di storia e di tutto quel che vuoi. Tra le tante cose che preparano al ghetto (mostaccioli, bruscolini tostati, biscotti alla cannella) c’è la torta ricotta e cioccolato, una delle cose che preferisco al mondo.

La ricotta bianca come neve è sporcata da gocce colanti di cioccolato fondente, l’impasto è racchiuso in una pasta che non permette di conoscere il contenuto della torta prima di tagliarla, la pasta dalla leggera crosta avvolge completamente l’impasto interno.
Una pasta ambrata, morbida, quasi bruciata, ma in realtà semplicemente perfetta. Si taglia come burro e il coltello rimane sporco di quella crema di ricotta e cioccolato che ti chiede di essere leccata via dalla lama.
Il primo morso è un crescendo di sapori: uova, farina, latte, ancora latte che diventa ricotta, e piccoli tocchi di cioccolato lungo tutte le papille.
Al terzo morso pensi che non riuscirai mai a finire quella fetta, ma quando poi la tua gola inghiotte l’ultimo pezzo di crosta la tua mente ti ripete un unico messaggio: ancora, ancora, ancora.

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