Archive | aprile, 2007

Matrix batte tutti. Mestolo o zoccolo?

28 apr

E’ di nuovo venerdì.
Ilaria (quella in tv) non mi sembra migliorare, anzi mi annoia.
Le repliche di “Scherzi a parte” no comment.
Mi resta una puntata di “Grey’s Antomy” non proprio IN PRIMA VISIONE

Ilaria (quella che scrive) passa così un altro venerdì sera tranquillo, sonnecchiando davanti alla tv, fino a che non arriva il notizione.
No, non parlo di Berlusconi “emozionato” e assolto. (Domanda: ma Previti? Vabbè, inutile che mi preoccupi. La mia è tutta invidia per i domiciliari con vista su Piazza Farnese…)
Il notizione è che la Franzoni ha avuto la riduzione di pena, 16 anni al posto dei 30 dati inizialmente.
La notizia è che tanto in carcere non ci va comunque perchè ricorre in Cassazione.
Lo scoop è che Matrix con il puntatone del venerdì si prende la prima intervista con l’avvocatessa Paolo Savio della Franzoni che nelle dichiarazioni fatte poco prima a tutti i telegiornali ha detto che non le sembrava il caso di rivelare ciò che la sua assistita le aveva detto subito dopo la lettura della sentenza.
E certo! Doveva andare a Matrix.
E brava Chicco Mentana mi hai risollevato il venerdì sera.

p.s. Che poi questa avvocatessa sarà pure brava ma il suo tono monocorde, cavolo, è inquietante quasi quanto il tono di voce della Franzoni.

Spalletti, lei sa cos’è la Carta Revolving?

20 apr

E’ venerdì sera. Mi sono mangiata un piatto di paccheri cozze e vongole al ristorante con la mia amica. Alla faccia della dieta.
Arrivo a casa, un po’ stanca e accendo la tv.
Le “Invasioni Barbariche”, ahimè, sono finite. Cosa c’è da vedere?
E’ vero! Il nuovo programma su La7 condotto da Ilaria D’Amico.
Mentre seguo le prime battute chiamo i miei, mio padre mi risponde dicendo: «E’ un po’ legnosa e poi l’argomento è noioso». E io mi chiedo di cosa stia parlando, non ci siamo ancora detti “Ciao!”.
Però è così, l’abbiamo sempre fatto in famiglia ci si confronta sempre sui nuovi programmi, sperando che con il tempo alcuni programmi muoiano e altri riescano ad attrarre il nostro interesse.
EXIT, così si chiama il programma della mia omonima dal tubino nero, speriamo possa interessarci di più in futuro, ma ho i miei dubbi.
Questa sera parla di TAEG, soldi, famiglie che non arrivano alla fine del mese costrette a pagare tutto a rate. No signori non è “Anno 0″ o “Ballarò”, è EXIT.
Guardo meglio la D’Amico. E’ raffreddatissima, forse ha fatto il cambio di stagione ed è passata dai tubini di lana a quelli di cotone. Chissà se dorme con un tubino di flanella
E’ davvero molto ingessata e soprattutto da un momento all’altro mi aspetto che dica: «Fabio (Caressa) secondo te c’era il rigore?».
Insomma c’è chi nasce per fare delle cose e non sempre cambiare strada conviene.
Lei è sicuramente preparata, ma per ora è molto più brava a condurre SKY Calcio Show.
Ecco, mentre finisco di scrivere questo mio post la D’Amico lancia la pubblicità dicendo :«Subito dopo parliamo con il supeprocuratore….( e già mi aspetto che dica Alessandro Moggi e voglia parlare della GEA)… antimafia Pietro Grasso.» Il personaggio mi piace, speriamo non sia un’intervista scontata. Mafia, pizza, politica, Sicilia, Falcone, Cuffaro e mandolino.
Insomma la prima puntata di EXIT non mi ha convinto.
Per ora il titolo del programma suona più come un invito: è venerdì sera, esci!
Resto lo stesso a casa, guardo Grasso, fuori Milano è invasa per il Salone del Mobile.
Speriamo che venerdì prossimo per Ilaria vada meglio.

…Qualche minuto dopo la chiusura del POST…
Spero proprio che le prossime 5 puntate siano meglio.
Ho letto ora che tra gli autori c’è Claudio Canepari di Magnolia.
A me i suoi lavori sono sempre piaciuti molto, soprattutto RESIDENCE BASTOGGI.

Er core…è de Roma

18 apr

Da quando abito a Milano e frequento la gente di Milano e, soprattutto, frequentando davvero tanto una persona di MIiano ho sfoderato una serie di frasi “alla romana” che neanche io pensavo di conoscere. Diventando, se possibile, ancora di più una romana doc.
Non so perchè, ma sono convinta che l’unico modo per vivere al meglio questa città sia proprio essere di Roma, e soprattutto rimanere romani dentro.
La mia teoria è che quando uno viene da fuori Milano, magari dalla provincia oppure da piccole città tenda ad essere risucchiato dalla moda, dagli aperitivi, dal design e dai milanesi con il loro ritmo assurdo e i loro tempi sempre troppo svegli.
A Roma ci sono i tempi morti.
Le pause.
Abbiamo una città che ci vive intorno, che respira. Una città a cui batte il cuore al ritmo di quello di chi la abita.
Roma detta i tempi. Milano se li fa dettare.
Milano soffre. La guardo, la giro con i miei tempi e capisco che ha voglia di vivere a modo suo solo che i milanesi non le danno il tempo.
Ecco allora che arrivano i romani.
Li riconosci perchè non vedono l’ora, orgogliosamente, di mostrare ad ogni milanese di essere DE ROMA.
Io stessa quando salgo in taxi trovo sempre il modo per far capire al “tassinaro” che sono di Roma con frasi del tipo: «Non conosco bene la strada, sa io sono romana». Oppure al giornalaio chiedo: «Potrei avere la Repubblica?». Lo faccio scandendo bene ogni lettera, mentre accanto un signore tutto incravattato chiede il “Corrieeere” con quella “e” strascicata e noiosa.
Nonostante tutto però questa città mi piace, molto, e sono stufa di sentirmi chiedere: «Come ti trovi a Milano?».
Non voglio sembrare eccessiva, ma in cuor mio credo che solo un romano possa capire cosa voglia dire essere romani. E solo un romano a Milano può capire cosa può darti questa città, se la guardi bene.
Roma ti insegna come vuole essere letta.
Non puoi fare a meno di guardarla, scoprirla e curiosare tra le sue strade.
Questo insegnamento te lo porti poi fuori dalle mura romane e scopri le città per come sono, e non per come le vivono i loro abitanti.
Le città così non sono più simboli, ma luoghi.
E dire che io neanche sono romana da generazioni, anzi: ho una mamma di origine toscana e un papà mezzo irlandese, il cane poi è inglesissimo ( anche se a volte vorrebbe dire Ahò).
Non ho avuto nonne che cucinassero la domenica i carciofi o la trippa.
Non ho avuto nonni che mi insegnassero cosa volesse dire essere romanisti.
Ho avuto però un nonno toscano, quello me lo ricordo, che amava le poesie di Trilussa e me le scandiva ogni volta.
Ho una mamma toscana appassionata di calcio e politica che cantava “Grazie Roma” nell’82 (avevo 2 anni, ma la sentivo urlare di gioia).
Ho un papà romano di nascita che mi ha fatto scoprire i tetti di Roma guardando la città col naso in sù e mi portava al Gianicolo a sentire il cannone sparare a mezzogiorno.
Credo sia proprio grazie a Milano che ho riscoperto Roma, e viceversa.
Ho ritrovato il piacere di sentire le battute dei film di Verdone, i modi di dire, le frasi che a Roma avrei trovato “troppo romanacce” e che oggi mi accompagnano ironicamente come segno di appartenenza a una città che non stanca mai (a differenza di Milano), che ti sa amare e odiare perchè sa farsi amare e odiare, una città nella quale nessuno ti chiederà: «E tu, che vieni da Milano, ti trovi bene a Roma?». Perchè a Roma ci si sta e basta.
Roma è come un bel vestito: magari quando lo compri ti sta preciso, quasi stretto, ma poi cede (s’allarga ti direbbero i commessi romani) e ti sa abbracciare.
Così siamo noi romani, io almeno mi sento così.
Perchè alla fine tutti cediamo, ma non tutti sanno abbracciare con un cuore che, ovunque tu sia, batte “aunisono” (direbbe un dei personaggi di Verdone in “Un sacco bello”) cor core de Roma.

p.s. Ora tocca a Milano. Deve farsi scoprire come vuole essere. Ho già qualche guida e spero sappiano insegnarmi come è “davero” questa Milano