Archive | marzo, 2007

Una Cheese Cake pensata

15 mar

Alle feste, se il menù è di mio gradimento, finisco sempre a parlare di cucina e mi ritrovo a scambiare ricette golose.
Il mio amore per la cucina non nasce dietro al tavolo, ma davanti ai fornelli. Cucinare è una delle cose che preferisco fare, soprattutto quando sono un po’ nervosa.
Così, invece di buttarmi da qualche psichiatra, io cucino.
Più la torta è complicata, più rifletto e mi rilasso.
Come quando preparo la Cheese Cake…pensando.

Ingredienti (per 8 persone):
PER LA BASE: 250 gr biscotti “Digestive”, 120 gr burro, 1 cucchiaino di cannella in polvere.
LA CREMA: 500 gr ricotta, 250 gr di formaggio morbido (Fiorello o Philadelphia fate voi), 3 dl panna montata, 1 limone, 3 uova, 2 dl latte, 200 gr zucchero, 1 cucchiaio di farina,1 cucchiaino di estratto di vaniglia, 20 gr gelatina in fogli.
GUARNIZIONE: frutti di bosco misti e cannella.

Preparazione, pensata:

Prima di tutto metto la gelatina in ammollo in acqua fredda.
La gelatina si trasformerà in una pappetta schifosa e viscida, divertente da toccare e utile nel caso in cui voleste tirarla addosso a qualcuno. Consiglio di tenerne una vaschetta sempre pronta per questo secondo fine in frigorifero!
Sbriciolo i biscotti e li mescolo con la cannella e il burro fuso.
Il tutto sprigiona un odore che mi riporta sempre con la mente alle sere fredde d’inverno, quando mia madre preparava il the caldo alla cannella e con le mie amiche ci mangiavamo tanti biscotti inglesi, quelli pieni di burro. A quei tempi le calorie ancora non si adagiavano sui fianchi, mentre adesso la sola vista di quei biscotti provoca in qualsiasi donna lo stesso stato di ansia generato da una prova bikini a gennaio.
Rivesto con la pellicola trasparente (esatto, la stessa pellicola che usate per gli impacchi anticellulite) uno stampo da torta a cerniera e con il mix di biscotti ricopro la base e le pareti, premendo bene con il dorso di un cucchiaio.
Lascio riposare la tortiera in frigo per fare indurire la base e penso: perchè, diamine, non mi ha ancora chiamato? Io sono qui che preparo leccornie e lui chissà dove sta. Che ci vuole a fare una telefonata?
Arriva il momento migliore: sbatto i tuorli con lo zucchero e poi ci aggiungo il latte a filo, la farina e la vaniglia. Cuocio il tutto a fuoco basso fino a che la crema non si addensa per bene.
Una telefonata, non chiedo tanto. Ma come fanno gli uomini a sapere sempre cosa serve per farci rimanere attaccate? Che poi, sono sicura, non lo fanno neanche di proposito. Sono solo bravi in questo, c’è da riconoscerlo. Mi ritrovo a pensare e cucinare, mentre lui neanche si pone il problema di avvisare se tornerò per cena.
La crema è densa, morbida, vellutata.
Cavolo, è che come la sua pelle. Calda, deliziosa. E le sue mani…
Oddio, devo scolare la gelatina e aggiungerla alla crema, che poi lascerò da parte a raffreddare, come i miei bollenti spiriti!
Passiamo ai formaggi. Setaccio la ricotta e la mischio delicatamente con il formaggio morbido. Unisco il succo e la buccia del limone.
Acido. Poi dicono che siamo noi quelle acide. Beh, invece loro?
Sempre pronti a criticare i nostri isterismi, come se loro fossero esseri perfetti. Ma non è così. Perfetta è la panna che sto montando. Perfetti questi albumi trasformati in una neve ben ferma.
Miscelo tutto, facendo attenzione a non smontare nulla.
Né gli albumi, né la panna montata.
Dovessero impazzire sarebbe un dramma. Basto io in questa cucina con i nervi a fior di pelle.
Mischio tutto: crema, formaggi, panna e albumi e poi li verso nella tortiera estratta dal frigo.
Livello la superficie e ricopro con pellicola.
Metto la torta in frigo dove riposerà per 4/6 ore.
Ora ho tutto questo tempo e lui che non mi chiama.
Driiin! Driiiiin!
Eccolo, finalmente.
«Ciao, scusa ho una riunione. Non so a che ora arrivo. Magari mangio qualcosa in ufficio. Ti adoro.»
Non faccio neanche in tempo a dire: “Ho preparato una cheese cake” che lui già ha attaccato.
Mi resta solo che affogarmi nella salsa di frutti di bosco calda che rovescerò sulla mia torta perfetta, per una serata perfetta da condividere con il MIO uomo…non perfetto.

(anche su Grazia)

PASSWORD O NON PASSWORD?

14 mar

A volte i rapporti sono un po’ come le connessioni ad internet.
Immaginate: ognuno ha il suo bel computer da connettere alla rete e lo può fare in vari modi. C’è chi ha una linea più veloce, chi ancora si connette con un vecchio modem “perché tanto va bene lo stesso”, c’è l’adsl o addirittura la fibra ottica e infine c’è chi naviga wireless, a volte collegandosi a reti altrui.
Ci si connette tutti a quel tutto che poi non è altro che il mondo delle relazioni. Come varie sono le connessioni e chiunque è libero di scegliere il contratto che preferisce, così vari sono i rapporti e i modi per connettersi agli altri.
Da qualche mese io e le mie coinquiline abbiamo una linea wireless, ma da subito ci ha assalito un dubbio: inseriamo una password tutta per noi o lasciamo la nostra rete aperta a tutti?
La questione è tutta qui. Altro che “essere o non essere”, oggi il problema è “password o non password” perché sia per internet che per i rapporti tutto sta in quella parolina magica.
Quando si conosce qualcuno è come se nel nostro corpo scattasse un meccanismo simile alla connessione ad internet.
Gli occhi di chi abbiamo davanti ci segnalano se c’è una rete, ma è molto difficile capire subito se è stata inserita una password e soprattutto: quanto sarà difficile connettersi alla rete di chi si ha davanti?
Se si riesce ad entrare nella rete dell’altro, poi, si può partire con la prima connessione, il momento della scoperta: ci si scruta, si scopre l’home page di ognuno e poi si cerca di capire quali siano i link ad altre persone o ad altri aspetti del proprio personalissimo sito-carattere.
Detto così sembra facile, ma ovviamente non lo è.
Quando ti connetti con il tuo bel computer ad internet se un sito non ti convince torni indietro oppure c’è l’ antivirus che ti avverte, ancor prima di sbagliare, se quel sito ti creerà dei problemi; nella vita invece nessuno ti avverte e non sai mai finché non ci caschi dentro se stai sbagliando, se le tue sensazioni sono davvero giuste o se hai preso una cantonata.
A volte vorrei fosse tutto facile nei rapporti ma poi, da buon ossimoro, preferisco le relazioni in cui devo scervellarmi per scoprire quale sia la password, voglio capire da sola la combinazione giusta.
Ognuno di noi è libero di scegliere come condividere la propria rete.
Ci sono quelli che sono sempre aperti, anche quando già condividono con qualcuno la propria. Sono i più “pericolosi”.
Ci sono quelli che invece rimangono legati alla propria password, inarrivabili e difficili da sbloccare.
E poi ci sono quelli che pur avendo sempre la password inserita al momento giusto sanno aprirsi, farsi vedere da chi li cerca, per poi richiudersi con chi hanno scelto.

E voi che scegliete: password o non password?

(anche su Grazia)

Siamo pronte a sostenervi

13 mar

Ci sono frasi che quando le leggi non ci fai neanche caso.
Poi le leggi con più attenzione e ti fanno girare le scatole.
Magari dovresti solo riderci su.
Mi è capitato di leggerne una che recitava così: «Occhi, sorriso, capelli, modo di fare, una certa curva alla base del naso, la morbidezza nelle braccia che le donne insicure nascondono come se un uomo guardasse le braccia…». Beh, a quel “morbidezza nelle braccia” conosco donne, molto sicure di sé, che si sarebbero fatte venire una crisi isterica. Ho amiche con ogni tipo di braccia, ma quelle che le hanno un po’ più robuste spesso se ne fanno un complesso.
Ammetto che l’espressione “morbidezza nelle braccia” è piacevole rispetto alla ben più nota ”bracciotte da massaia”, ma alla fine il concetto è il medesimo.
Le braccia di una donna sono importanti.
Magari non sono la prima cosa che uno guarda, ma poi l’occhio vi cade per forza.
Braccia lunghe, affusolate, come quelle di una ballerina.
Braccia corte, quasi tozze.
Braccia che fanno la pieghina piega sul gomito.
Braccia dalla pelle di velluto.
Braccia muscolose.
Braccia dal gomito ruvido.
Braccia che sostengono erotici amplessi.
Braccia che accolgono figli e amici.
Le braccia, come qualsiasi altro particolare del corpo umano, vengono notate. Perché i difetti, più dei pregi, saltano all’occhio. Non c’è niente da fare.
E’ vero magari che gli uomini notano meno particolari di quanto crediamo.
Lo dimostra il fatto che un uomo può rimanere ore a contemplare un fondoschiena piccolo e sodo per poi ritrovarsi a letto con una donna dai fianchi abbondanti, con qualche chilo in più. E capita pure che gli piaccia molto.
Le donne, d’altro canto, cercano il “figo di turno” e poi finiscono sotto le lenzuola con il primo che le sa prendere davvero.
Non ho mai preteso un belloccio-bamboccio: amo i particolari, anche le imperfezioni, ma da buon “ossimoro in carne e ossa” allo stesso tempo rischio di farmi influenzare negativamente da alcune imperfezioni.
Spalle piccole, fianchi troppo stretti, troppi peli, pochi peli, naso piccolo, naso enorme…
Alla fine donne e uomini si rifugiano in una sala cinematografica per rifugiarsi nei volti delle star, che anche struccate sono belle perché una pellicola le divide da noi e le fa sembrare immortali, stupende, acqua e sapone, senza imperfezioni nei loro difetti.
Barbra Streisand diventa un “tipo affascinante” perché ha un naso enorme..
Nicholas Cage è bello proprio perché un po’ stempiato.
Al Pacino è figo seppur molto basso.
E vissero tutti felici e contenti, sulle colline di Hollywood, tra fiumi di champagne, copriocchiaie dell’Estee Lauder e maglioni di Missoni, che fanno tanto vintage ma poi costano cifre assurde.
Finito il film si ritorna alla realtà e ai difetti, a quelle braccia morbide, alla ciccia di troppo.
C’è chi quei difetti li nasconde, chi li valorizza.
C’è chi non ci fa caso, chi li nota e li sa apprezzare.
Tutto sta nell’occhio di chi guarda.
Se l’occhio è predisposto in quel preciso momento a passare sopra ai difetti e apprezzare quella ciccetta in più che ammorbidisce il braccio, allora può andare oltre e accorgersi di quello che quelle stesse braccia sono pronte ad accogliere.

(anche su Grazia)