Archive | dicembre, 2006

Un discorso in generale

30 dic

Due donne dal parrucchiere, due lavandini, una parrucchiera, un po’ di shampoo e l’acqua sempre troppo calda.
Parrucchiera: “Certo quella storia di Welby…m’ha fatto proprio pena!”
Donna n° 1: “Sì, è vero.”
Donna n° 2: “A me per niente. Non voglio giudicare, è un discorso troppo difficile però se voleva morire poteva farlo in silenzio. E’ stato solo un modo per farsi pubblicità!”
Donna n° 1: “Il discorso è fin troppo semplice solo che non lo si vuole capire…”
Parrucchiera “Sì, infatti pure il Papa non volle farsi ricoverare…”
Donna n° 2: “Ah, lasciamo proprio stare. E’ stata tutta pubblictà. La moglie di quello vedrà. Si, si, vedrà! Quanto ci scommette che alle prossime elezioni si candiderà di sicuro. Tutta pubblicità, se voleva staccargli il respiratore lo poteva fare benissimo senza parlare tanto”.
Donna n° 1: “…”
Parruchiera alla donna n°1: “I capelli sono lavati, venga che le faccio la piega…”

3..2..1..

30 dic

Non è ancora arrivato il fatidico conto alla rovescia e già qualcuno in Iraq ha deciso di fare il botto!
Nella notte è stato impiccato Saddam Hussein e ovunque si può trovare il video della sua esecuzione. Dittatore, persona orrenda ma di certo non tanto diversa da altri personaggi che circolano liberamente nel mondo.
Una punizione esemplare? Non credo.
Un modo per dire che almeno nel 2006 è stata fatta giustizia? Non Credo.
Un modo per regalare un martire all’Iraq? Può essere.
Un modo per far credere a tutti che la guerra in Iraq ha almeno avuto un senso? Assolutamente no!
Non so a cosa sia servita questa sceneggiata triste, squallida e ignobile ma di sicuro così siamo riusciti a raggiungere lo stesso livello di chi ha fatto prigionieri alcuni occidentali in questi anni e poi li ha barbaramente sgozzati davanti ad una telecamera.
Credo che la cattura del Rais sia stata un segnale positivo, la sua impiccagione no.
Io l’avrei lasciato marcire in un carcere per il resto dei suoi anni. Chiuso in luogo dove non avrebbe potuto più fare e dire nulla, e punto.
Diffondere diritti civili e democrazia? Chi e da quale pulpito?
Come possiamo essere d’esempio se siamo i primi a non sapere cosa siano la compassione e la pietà.
Io non dico che si debba perdonare chiunque, non credo sarei capace di perdonare chi ha ammazzato tanta gente, ma la vendetta non serve a nulla.
Contenti i Bush, padre e figlio. Un po’ meno altri Capi di Stato e politici (e se sono d’accordo Prodi e Berlusconi vuol dire che proprio abbiamo raggiunto un livello tragico!).

Scrivo

29 dic

Orhan Pamuk ha detto quello che segue e molto altro quando gli è stato consegnato il Premio Nobel per la Letteratura.
Credo che chi ama davvero scrivere possa ritrovarsi un po’ in queste semplici parole:
“Come sapete, la domanda che più spesso viene posta a noi scrittori, la domanda preferita è: perché scrive? Io scrivo perché sento il bisogno innato di scrivere! Scrivo perché non posso fare un lavoro normale, come gli altri. Scrivo perché voglio leggere libri come quelli che scrivo. Scrivo perché ce l´ho con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace stare seduto in una stanza a scrivere tutto il giorno. Scrivo perché posso prender parte alla vita reale solo trasformandola. Scrivo perché voglio che gli altri, tutti noi, il mondo intero, sappia che tipo di vita viviamo e continuiamo a vivere a Istanbul, in Turchia. Scrivo perché amo l’odore della carta, della penna e dell’inchiostro. Scrivo perché credo nella letteratura, nell´arte del romanzo, più di quanto io creda in qualunque altra cosa. Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perché ho paura di essere dimenticato. Scrivo perché apprezzo la fama e l´interesse che ne derivano. Scrivo per star solo. Forse scrivo perché spero di capire il motivo per cui ce l´ho così con voi, con tutti. Scrivo perché mi piace essere letto. Scrivo perché una volta che ho iniziato un romanzo, un saggio, una pagina, voglio finirli. Scrivo perché tutti se lo aspettano da me. Scrivo perché come un bambino credo nell’immortalità delle biblioteche e nella posizione che i miei libri occupano sugli scaffali. Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e le ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla. Scrivo per sfuggire al presagio che esiste un posto cui sono destinato ma che, proprio come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo perché non sono mai riuscito ad essere felice. Scrivo per essere felice.

All’ozio affaccendato, a mio padre. Ilaria