Archive | settembre, 2004

Roma-Enzimi Festival 2004

8 set

Il Rugby? Una scuola di vita

Icaro, la volontà di volare sempre più in alto. Con la mente, con la curiosità, creando nuovi modelli per un mondo che si pone nuove domande e cerca nuove risposte. Superare le barriere della banalità attraverso il Festival Enzimi e il premio Icaro, International and Contemporary Award of Rome. Alla sua prima edizione il premio, patrocinato dal Comune di Roma e realizzato da Zone Attive ed Alos Communication in collaborazione con Lab.com, ha premiato il personaggio dello spettacolo, sport, cultura e società che più si è distinto per la qualità delle proprie produzioni o per il proprio recente percorso professionale. I candidati sono stati selezionati attraverso le ricerche del Lab.com, insieme con un campione di ragazzi universitari tra i 23 e i 26 anni. Sono stati scelti 16 personaggi, nuovi modelli che escono dai soliti canoni imposti dai mass media. Votati tramite interent (www.icaroaward.it), alla fase finale sono arrivati: Andrea De Rossi, Syusy Blady e Patrizio Roversi, Milena Gabanelli, Stefano Vajtho e il collettivo di scrittori Wu Ming. Personaggi che non sempre occupano le prime pagine dei giornali ma che hanno colpito i giovani e che, da questo punto di vista, rappresentano meglio la società italiana e i suoi valori in evoluzione. Caratteristica comune dei candidati è un’etica forte, parte fondante del loro essere nella vita di tutti i giorni e nella professione che svolgono. Il vincitore di questa prima edizione è Andrea De Rossi, capitano della squadra azzurra di rugby. A premiarlo Luca Bergamo, direttore generale di Zone Attive, e il presentatore della serata Ignazio Raso, attore ed ex vj di MTV.
Il rugby è uno sport d’antica tradizione che si cominciò a giocare in Inghilterra già dalla metà del XIX secolo. Fair play e lealtà sono alla base di questo gioco che in Italia sta cominciando ad appassionare ma che ancora non fa parte della nostra cultura. Andrea De Rossi è il testimone principe dei valori che questo sport insegna. Ha iniziato a giocare a 13 anni e se ne è subito innamorato. Il rugby non pone limiti fisici e permette a tutti di praticarlo. “È una scuola di vita. La lotta in campo è reale, ma esiste un codice non scritto fatto di lealtà e rispetto non solo in campo ma soprattutto sugli spalti. Il rugby è uno sport di squadra che fa crescere le persone insegnando valori che nessun altro gioco può vantare. L’aspetto fondamentale è che questi valori si rispettano davvero. In campo si combatte e per vincere ci si deve impegnare molto, ma d’altronde è quello che avviene nella vita di tutti i giorni.”. L’amore per questo sport si legge nelle parole e negli occhi di Andrea De Rossi. Emozionato per aver vinto questo premio: “Visto che è la prima volta che lo assegnano ne sono fiero e ne sento la responsabilità. Sono colpito che mi abbiano votato e spero che lo abbiamo non solo per quello che dimostro in campo ma anche per quello che sono come persona. E’ la degna conclusione per un anno per me molto importante e ricco d’emozioni, in campo professionale e non.” Per una volta il rugby, in Italia, ha battuto il calcio. Il diretto avversario nel campo dello sport tra i candidati del premio Icaro era, infatti, Gianfranco Zola. Sorpreso ma felice De Rossi ha commentato così: “Forse Zola non si è impegnato! Non importa comunque contro chi ho vinto, l’importante è aver vinto questo premio di cui sono davvero onorato.”
Ilaria Mazzarotta

Per http://www.enzimi.com/2004/it/magazine_gxg_dett.asp?col2=08&id=917

Roma-Enzimi Festival 2004

7 set

EAST SIDE STORY # 02

Dali ci guarda sospettoso: “Devo aspettare l’amministratore, non posso parlare ora”.
“L’amministratore…In che senso?”
“No, vuole dire il proprietario!”
Dali con il taccuino in mano aspetta la nostra ordinazione un po’ imbarazzato. Si capisce subito che ha un debole per Mimosa.
Ilaria sceglie dal menù, cercando di capire quali ingredienti troverà in quelle ricette “esotiche”, Dali comincia il suo timido approccio “all’italiana”.
“Come tu chiami? Quanti anni hai? Dove abiti? Sei molto carina…”
Punta subito al sodo e si rilassa.
“Ma queste non sono domande, è un terzo grado!” esclama Ilaria.
Mimosa risponde ad ogni domanda divertita. Decidiamo di sederci. Tavolino di legno, ambiente spoglio e le foto dei piatti illuminate dal neon.
“Prendo il pollo e un po’ di pane…però tu ci racconti tutto!”
“Da dove vieni?” domanda Mimosa incuriosita e forse affascinato da quegli occhi scuri.
“Dal Bangladesh, ma sono sei anni che vivo a Roma, insieme ai miei fratelli.”
Dali si siede con noi e, cercando di attirare lo sguardo di Mimosa, sfoggia la sua cultura cinematografica su Bollywood non sapendo che è proprio lì dove vogliamo arrivare. Il pollo è tutta una scusa.
“Guardo solo film indiani. Le storie sono belle. Racconti d’amore, saghe familiari, amicizie. Raccontano l’India vera, i matrimoni combinati, i contrasti tra caste…”
“Sei andato a vedere i film della rassegna Bollywood di Enzimi?” – chiede Ilaria accendendo di nascosto il suo registratore.
“Si. Veramente li avevo già visti in videocassetta, a casa ne ho molti.”
“Qual è il tuo attore preferito?”
“Ajay Devgan”
“Quello che interpretava Malik in “The Company”! Praticamente un misto tra Al Pacino e Bruce Willis…” – cerca di spiegare Ilaria.
“Lui è molto famoso ma il suo film più bello è “John”. Anche Shahrukh Khan è molto bravo, però recita solo nelle storie sentimentali. Io li conosco tutti, la prossima volta chiedete consiglio a me per la scelta dei film indiani!”
“Beh, è una buona idea, cosa consiglieresti?”
“Ad esempio “Kabi Kushi Kabigam”, è un classico. Una famiglia benestante ha un figlio che vuole sposare una ragazza di una casta inferiore. La madre di lui acconsente mentre il padre non vuole. La famiglia, fino a quel momento molto serena, entra in crisi.”
“Per la serie questo matrimonio non s’ ha da fare!”
“Ma tu segui le tradizioni indiane?” continua Mimosa, alla quale il gioco del corteggiamento con Dali sembra non dispiacere.
“No, io ormai abito qui e mi sento europeo a tutti gli effetti…potrei anche sposarmi con un’italiana” – e poi guarda malizioso Mimosa.
Il pollo è pesante, la metà rimane nel piatto unto di olio speziato. Mimosa dopo la proposta guarda Ilaria in cerca di aiuto.
“Scusaci si è fatto tardi…grazie mille per la chiacchierata…”
Dali guarda l’ora, sul suo viso una smorfia fa capire che anche per lui è arrivato il momento di tornare al lavoro.
“Buona serata…la prossima volta al cinema venite con me!”
Ilaria Mazzarotta e Mimosa Martini

Per Enzimi 2004

Roma-Enzimi Festival 2004

7 set

Passi da “Elefante”

Verdena: quattro ragazzi bergamaschi. Rock puro che risuona dalle casse del palco allestito in Piazza dei Cinquecento. Alberto (chitarra e voce), Roberta (basso), Luca (batteria) e il nuovo arrivato Fidel (tastiere) hanno proposto una scaletta che vai dai loro esordi all’ultimo lavoro: “Ovunque”, “Valvonauta”, “1000 anni con Elide” e “Starless” di “Solo un grande sasso”, passando per “Luna” ed “Elefante” del loro cd più recente: “Il suicidio del samurai”. Un concerto intenso, con i ritmi scanditi dagli infiniti assolo di chitarra di Alberto e dalle evoluzioni al basso di Roberta. Jam session psichedeliche, interrotte solo da una chitarra difettosa. Particolare irrilevante agli occhi e alle orecchie di chi si è goduto il concerto in ogni sua variazione di suono. I Verdena, da oltre cinque anni sulla scena rock italiana, non sono più la solita bella promessa che dura una stagione. Con l’ultimo album hanno confermato tutto il loro valore di musicisti. In attesa dell’uscita del prossimo Ep “Elefante”, a pochi minuti dal loro concerto sul palco del Festival Enzimi, Alberto e Roberta raccontano la preparazione di quest’ultimo Ep e del loro futuro.

Nel 2001 siete stati ospiti di Enzimi con il Tora!Tora! Festival a Campo Lanciani. Quest’anno la location è cambiata. Che effetto fa suonare di fronte alla Stazione Termini?
Alberto: A me va bene…forse mette un certo imbarazzo.
Roberta: se fossimo dalle nostre parti direi “robboso” perché di solito le persone intorno alla stazione sono un po’ “particolari”…vedremo.
A Ottobre uscirà il nuovo Ep “Elefante”. Dopo Luna e il singolo di Phantastica come mai avete scelto proprio questo brano?
A: Per ogni album di solito registriamo un paio di Ep. Quest’anno c’è stato anche il singolo di Phantastica da cui è nato un video credo molto interessante. Per quel che riguarda il nuovo Ep a me sarebbe andato bene qualsiasi pezzo. Diciamo che abbiamo assecondato le richieste dei nostri fans…
E’ stato annunciato che all’interno dell’Ep Elefante non ci saranno cover, come di solito facevate. Come mai?
A: Volevamo fare una cosa nuova e soprattutto riempire la gente di nuove soluzioni.
Nel brano “Passi da gigante”, contenuto proprio nel prossimo EP, avete inserito altri due membri: Andrea Gaspari alla batteria elettronica Nagalia Calori alle trombe. Siete nati come trio, ora siete quattro…avete intenzione di diventare un’orchestra!
A: Credo che nei prossimi dischi ci sarà sempre più gente, che starà con noi e suonerà con noi. Abbiamo tanti amici che girano nel nostro studio e credo che chiunque entri debba lasciare la propria impronta, perché influenza noi e la nostra musica. Andrea e Nagalia sono nostri amici ma non sanno realmente suonare… il bello è proprio che li suonano in una maniera completamente anarchica e che sembra una cosa velleitaria.
L’ultimo album “il suicidio dei samurai” è stato autoprodotto. Credete di voler continuare con l’autogestione anche in futuro?
A: Per sempre! Almeno io credo che dovremmo farlo, per sempre.
R: Ormai abbiamo costruito il nostro studio di registrazione, l’Henhouse Studio, e comprato tutta l’apparecchiatura. Era il nostro punto d’arrivo sin dal primo disco, ma non avevamo le possibilità né i mezzi. Ora continueremo sempre così.
Le recensioni dell’ultimo album hanno parlato di maturità artistica. Non siete più considerati solo degli enfant prodige del rock italiano. Voi vi sentite veramente così maturati?
A: No! Io spero proprio di non raggiungerla mai la maturità, almeno fino all’ultimo disco. Solo in quel momento arriverà la vera maturazione e forse sarà anche la fine…
Si dice che il secondo lavoro di un artista è sempre il più atteso perché deve confermare le aspettative del pubblico e della critica. Come avete vissuto l’uscita del vostro terzo album?
A: Ogni volta è sempre la stessa storia. L’ultimo disco è sempre quello più atteso!
R: E’ vero, comunque credo che quest’anno abbiamo avuto meno pressioni esterne, sia perché abbiamo registrato da soli, circondati da soli amici, sia perché abbiamo fatto il disco prendendoci i nostri tempi. Sicuramente c’è stata meno tensione intorno a noi e quindi non sentivamo troppo il peso delle aspettative.
Sin dal primo album le critiche hanno puntato il dito sui testi delle canzoni. Sono stati più volte descritti come “senza senso”. I testi de “Il suicidio dei Samurai”, invece, hanno ricevuto ottime critiche. Hai cambiato volutamente, proprio a causa di quello che è stato detto, il tuo modo di scrivere o non ti l’hai fatto senza darci troppo peso?
A: Mi sono impegnato di più, questo è sicuro. Ad ogni modo a me piacciono tutti i testi. Nel senso che mi piacciono come stanno sopra la musica. Non è tanto il testo in sé che m’interessa, non amo leggere le parole che scrivo senza la musica, non avrebbe senso. Noi siamo un gruppo che fa musica e i testi hanno un ruolo marginale.
1999 “Verdena”, 2001 “Solo un grande sasso”, 2004 “il suicidio dei samurai”. Credete che dovremmo aspettare altri due anni per il prossimo lavoro?
R: Ora abbiamo il nostro studio di registrazione. Finito il tour non sappiamo che succederà! Potremmo iniziare subito o metterci un po’ di più. Una cosa è certa: appena abbiamo pronto qualcosa lo registriamo subito..poi si vedrà!
Ilaria Mazzarotta

Per Enzimi 2004